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“1943: la guerra dentro casa”
La compagnia cada die teatro, in collaborazione con la cattedra di Antropologia Culturale dell’Università degli studi di Cagliari, sta realizzando un video - archivio di testimonianze di uomini e donne che hanno vissuto le tragiche giornate di Cagliari del 1943, quando la città venne quasi completamente distrutta dai bombardamenti degli aerei americani.
Più del 70 % degli edifici furono abbattuti o gravemente danneggiati. Secondo le cifre ufficiali, nel solo mese di febbraio morirono 416 persone. In realtà le vittime furono molte di più; tantissime le persone ferite, mutilate, in buona parte donne, bambini, vecchi. Quasi tutti gli abitanti, dopo i primi “spezzonamenti” e bombardamenti di febbraio decisero di abbandonare la città: sfollarono in paesi vicini e lontani.
Sono trascorsi più di 60 anni. La maggior parte degli adulti sopravvissuti ai bombardamenti oggi non c’è più. Sono ancora vive alcune migliaia di persone: “gli ultimi bambini e ragazzi del ’43”: la loro voce può diventare un monito contro tutte le guerre.
Ogni intervistato potrà raccontare ciò che ha visto e ha vissuto in quei giorni. L’obiettivo è quello di dare vita ad un grande archivio video intervistando il maggior numero di persone possibile: si intende raccogliere non solo le testimonianze più tragiche, ma anche i più piccoli fatti, apparentemente insignificanti. Molti anziani raccontano che sino al 17 febbraio il suono degli allarmi e la successiva corsa verso i rifugi sembrava loro solo un grande gioco; altri invece ricordano di avere vissuto con paura anche i primi passaggi dell’aereo inglese che nel 1941 quasi ogni notte sorvolava i cieli cagliaritani. E come racconta Albina, che in quei giorni aveva 5 anni, talvolta la paura era stata troppo grande, insopportabile: il pomeriggio del 17 febbraio lei e la sua famiglia non avevano fatto in tempo a correre verso il rifugio. Fratelli e sorelle si erano riuniti in cucina cercando protezione vicino al muro portante e alla madre che teneva in braccio l’ultima nata, una bimba di soli due mesi. Avevano ascoltato immobili, con terrore, il rombo delle “Fortezze Volanti”, gli aerei americani che sorvolavano a bassa quota la città, il fragore delle bombe e delle case vicine che crollavano. La loro abitazione non era stata colpita, ma il cuore della sorellina di due mesi cessò di battere…
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